Fondi Europei per la riqualificazione edilizia

Nell’ambito dell’approfondimento sul “Governo dell’economia in Europa”, nella Summer School di Economy Dem, la riflessione proposta intende considerare le potenzialità del coinvolgimento dei proprietari privati nelle riqualificazioni edilizie dei propri immobili, da destinare ad un parziale uso pubblico, per lo sviluppo economico dei territori, mediante lo strumento del finanziamento europeo.

Una delle conseguenze dell’impoverimento è il progressivo degrado del patrimonio edilizio esistente dovuta alla mancanza di monitoraggio, manutenzioni ed adeguamenti.

Patrimonio edilizio perlopiù di proprietà privata.

Se è vero che esiste un’indolenza del privato alla manutenzione, indolenza che deve essere vinta con una battaglia culturale, è anche vero che esistono molti cittadini proprietari che per limiti economici non riescono a attivare un processo di recupero del proprio patrimonio – pur desiderando farlo – e data la crisi del mercato immobiliare difficile è la vendita di questi beni.

La maggior parte di questi luoghi urbani possiedono distinte qualità per posizione, caratteristiche ambientali ed architettoniche, con ampie potenzialità di utilizzo pubblico; sono costituiti da un patrimonio immobiliare che comprende immobili con caratteristiche di qualità ed enormi legami con il contesto sociale e la storia dello sviluppo urbano e della comunità del luogo.

Si tratta di un patrimonio edilizio ampio e, ribadisco, per la maggior parte di proprietà privata.

Immobili o compendi edilizi con grandi potenzialità economiche di proprietà privata che se utilizzati e valorizzati potrebbero con azioni mirate contribuire al rilancio economico del territorio.

Al momento non esiste un obiettivo comunitario specificamente destinato alla riqualificazione del patrimonio edilizio privato e per tali soggetti non esiste la possibilità di accedere ai fondi europei allo scopo.

Il modello proposto prevede l’istituzione di bandi europei – finanziamenti a fondo perduto eventualmente integrati da mutui garantiti dalla Comunità Europea,  meglio se direttamente gestiti dalla Commissione a mezzo di una macro struttura tecnica competente di riferimento per lo Stato Membro – destinati alla riqualificazione del patrimonio edilizio privato con specifici requisiti che ne consentano non solo un uso residenziale o ricettivo o altro per il proprietario ma anche un uso pubblico.

Si tratta, dunque, di un utilizzo collettivo e gratuito di beni immobili privati, in parte messi a disposizione della comunità ad uso di enti locali, associazioni, imprese, aziende, ma anche altri privati che ne dovessero fare richiesta per svolgere esclusivamente attività legate alla cultura, alla formazione, al sostegno della comunità, allo sviluppo economico, all’imprenditoria, incubatori regionali, scuole ecc.: il Comune stesso potrebbe indirizzarne i contenuti in fase di progetto in base alle esigenze territoriali.

Il modello prevede, quindi, come condizione essenziale, l’istituzione di convenzioni ventennali (o di durata proporzionale alla consistenza del finanziamento erogato) con la Comunità Europea in cui:

  • pubblico: l’ente territoriale di riferimento (Comune ovvero la stessa macro struttura tecnica a cui si accennava precedentemente) ne controlla la gestione e la qualità dell’offerta, promuovendo iniziative;
  • privato: i proprietari, a cui resta consentito l’uso personale del bene o per ricavarne reddito, si obbligano a sostenere i costi di manutenzione e conservazione secondo una manutenzione programmata degli immobili con la predisposizione di un “libretto d’uso e di manutenzione” che raccoglie tutte le informazione sull’immobile (es. interventi periodici, verifiche sulle prestazioni degli edifici ecc.), sottoposta a controllo per garantirne l’attuazione e la sicurezza degli utenti.

Diverse sono le ragioni per cui potrebbe essere intelligente, sostenibile e inclusivo interessarsi alla riqualificazione di immobili privati:

  • ampia diffusione sul territorio e ampia disponibilità sul territorio nazionale di immobili, o gruppi di immobili che già possiedono i requisiti necessari ad un uso pubblico non utilizzati come residenza primaria;
  • incremento delle possibilità di offerta culturale e formativa;
  • salvaguardia della comunità del territorio, e dei legami affettivi sottesi
  • favorire il rapporto diretto con l’Europa ai fini di un avvicinamento dei cittadini all’Istituzione comunitaria

A questi aspetti si aggiungono effetti economici positivi sul territorio:

  • gli interventi stessi costituiscono iniziative finanziarie che attivano flussi economici nel territorio;
  • risparmio sulla spesa di acquisizione degli immobili nelle ricerca di spazi da destinare ad uso pubblico e risparmio nella manutenzione degli stessi;
  • contributo alla riqualificazione del patrimonio edilizio esistente – ormai urgente – con interventi di qualità, rispondenti alle vigenti norme sismiche e di risparmio energetico, sottoposti a controlli, e freno al consumo di nuovo suolo;
  • l’organizzazione di attività ed eventi porta flussi di persone in questi centri urbani: utenti consumatori che usufruiscono anche di altri di servizi e beni offerti dal territorio, incrementandone l’economia;
  • il risparmio economico derivante dalla gratuità dei locali messi a disposizione orienta la scelta del luogo ove svolgere le attività ed iniziative, rendendoli poli privilegiati da anteporre ad altre location meno vantaggiose.

di Emma Cavallucci