Le due discrasie dell’Unione Europea

Possiamo concepire un futuro positivo per il nostro paese solo in una dimensione europea, in un quadro di unità effettiva e di pari condizioni di tutti i paesi che già vi aderiscono, e quelli che vi aderiranno.

La nettezza della mia convinzione e l’ottimismo che ancora la sorregge inducono a rilevare che molte sono le criticità che suscitano perplessità e distacchi nei paesi che già ne fanno parte e nell’opinione pubblica internazionale.

Due sono le discrasie essenziali del processo unitario seguito, da cui è scaturita una delusione crescente, sia nei paesi aderenti come nell’opinione pubblica europea ed internazionale.

La prima è rappresentata dalla (premeditata od inconscia, non si sa) tacita archiviazione del connotato istituzionale che fin dalla sua nascita doveva essere consequenziale alla stessa denominazione adottata di Stati Uniti d’Europa: cioè il federalismo.

Molti dei problemi che ora travagliano la politica europea sarebbero stati – e sarebbero tuttora – facilmente risolvibili, in un assetto istituzionale federalista.

Il problema dell’emigrazione, per esempio, avrebbe trovato i migliori presupposti di soluzioni concordate fin dall’inizio; oppure pensiamo alla politica estera, vissuta nell’immaginario collettivo come la riesumazione degli interessi nazionalistici e coloniali degli Stati Europei dei due secoli trascorsi.

La seconda discrasia è rappresentata da quella che si annunciò come una grande ed indiscutibile iniziativa, l’euro, cioè la realizzazione della moneta unica europea.

Il suo meccanismo di applicazione è radicalmente sbagliato, per alcuni motivi fondamentali, tutti in contraddizione con la dottrina, la contabilità e l’aritmetica:

  1. la fusione effettuata fra le monete è stata effettuata con confronti monetari basati sui valori dei listini desunti dal commercio estero (invece che sul potere d’acquisto delle singole monete)
  2. Non sono state assolutamente calcolate le masse monetarie del 31 dicembre 1998 (pensiamo alla enormità della massa monetaria dei marchi tedeschi in quanto inclusivi del marco orientale)
  3. Non si è effettuata alcuna valutazione collegiale, neppure della prima decina di stati aderenti, ma si è adottato l’accordo fra moneta e moneta (per l’Italia con un accordo con la Germania)

Le conseguenze , per la lira italiana, sono state catastrofiche, come è facile dimostrare, ed è intuitivo rendersi conto che esse permangono tuttora: il patto con la lira è stato di fatto oggettivamente leonino.

Se non si procede ad una revisione di tutto l’apparato monetario, è fatale che ogni prova di buona volontà da parte di ogni Governo, in primis quello italiano, è destinato allo stesso risultato che ci ha portato ai livelli di indebitamento attuale di circa 2.400 miliardi di euro.

Nelle vicende dei popoli, ogni grave errore, senza il momento di verità e di correzione, prosegue e dissemina conseguenze funeste anche fra coloro che ne sono stati, forse involontariamente, gli apparenti beneficiari.

di Pierluigi Sorti