Più bici, meno auto. Per una nuova mobilità urbana

In questo periodo va di moda lo slogan: riappropriamoci della vita. Bisognerebbe integrare la frase dicendo: riappropriamoci delle nostre città in quanto ormai queste ultime sono diventate di proprietà delle auto.

Occorre tener presente che la ragione percepisce la strada della verità solo quando la normalità (ed il concetto  può apparire assurdo) si eleva in modo contorto. In pratica si vive male e quasi uno non si accorge della reale motivazione di tale stato d’animo.

L’automobilista non sa di essere infelice a bordo della sua vettura. Basterebbe invece che si guardasse attentamente allo specchio: potrebbe notare lo sguardo con  l’ansia dipinta sul suo volto. Uno è convinto di trovarsi in una tranquilla serenità mentre guida ma poi si accorge che il traffico e le file sono mostruosi. Per non parlare del parcheggio introvabile e dell’inquinamento.

Il pedone ed il ciclista, poi, sono considerati un corpo estraneo alla vita cittadina mentre invece chi conduce una vita che salvaguarda l’ecologia dovrebbe essere sempre rispettato.

Un po’ come avviene nel nord Europa ed infatti ogni volta che si vede un filmato dell’Olanda o degli altri paesi limitrofi (e da qualche tempo anche in qualche città della Spagna), si nota che le bici hanno almeno pari dignità delle auto, con ciclabili sicure. E’ indispensabile quindi che anche il nostro Paese si adegui.

Sempre per quanto riguarda la sicurezza, oltretutto, c’è una grande preoccupazione del terrorismo e non si accenna mai invece ai pericoli relativi ad incidenti stradali ed infatti dal 2013 ad oggi nessuna persona (per fortuna) in Italia è stata uccusa da terroristi mentre invece abbiamo avuto oltre 20.000 vittime della strada.

C’è inoltre un altro dato importante che è emerso dall’analisi di questi ultimi dati: i morti in auto nel citato perodo sono leggermente diminuiti e ciò anche per l’efficienza dei mezzi (freni, strutture del veicolo ecc.) in controtendenza con  le cosiddette vittime “più deboli” fra cui pedoni, motociclisti e soprattutto ciclisti che sono invece aumentate. Sono purtroppo quasi sempre gli automobilisti a causare i gravi incidenti, compresi quelli mortali.

Qualcosa in  merito si sta facendo come l’introduzione della legge che recentemente considerà con serietà il cosiddetto “omicidio stadale”. Quindi c’è da ammettere che delle piste ciclabili sono state allestite lungo il percorso dei fiumi o nelle periferie di alcune grandi città. Ma tutto ciò non è da considerarsi ancora  sufficiente.

E’ indispensabile innanzitutto modificare  decisamente la mentalità della gente in quanto andare in auto è inquinante, costoso e stressante mentre abituarsi ad usare la bici fa bene ed  è economico. Con un opportuno cambiamento di  passo occorre perciò dedicarsi con decisione all’allestimento di molte piste ciclabili. Se del caso anche a danno degli automobilisti.

Tutti debbono concorrere ovviamente: le auto circolanti come detto devono diminuire numericamente e i mezzi pubblici, necessariamente, dovrebbero essere più efficienti sotto numerosi profili.

In questo proposito occorre promuovere pure una campagna per il bike-sharing con bici (anche con pedalata assistita) in affitto ed ingegnarsi per propagandare l’uso delle due ruote od equipollenti, come ha fatto la Francia ove  sta avendo successo in questi ultimi tempi il noleggio di mono-pattini elettrici. Ogni soluzione è auspicabile. L’importante è convincersi che il futuro del mondo non è  l’automobile ma oltre ogni oltre orizzonte ci deve sempre stare un essere umano e non una macchina.

di Angelo Brasi