Libri di testo e discriminazioni di genere. Oltre il pensiero unico

Le ultime Linee guida nazionali per l’orientamento permanente promosse dal MIUR (Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca) del 19 febbraio 2014, hanno indicato come obiettivo principale la promozione dell’occupazione attiva, la crescita economica e l’inclusione sociale. L’impegno viene richiesto ai vari livelli della società (attraverso le sue agenzie educative e formative) dove l’intervento orientativo è fondamentale ed assume un ruolo strategico al fine della promozione e sviluppo della persona nella sua interezza.

Il sistema scolastico si fa carico, quindi, come sempre, di un ruolo dove, sin dai primi anni di vita, il bambino acquisisce e potenzia “competenze di base e trasversali per l’orientamento, necessarie a sviluppare la propria identità, autonomia, decisione e progettualità”. Infatti nelle linee guida MIUR i processi di orientamento vengono indicati in un’età che parte dai 3 fino ad arrivare ai 19 anni, e che dovrebbero proseguire tutto lungo l’arco della vita, in un’ottica di lifelong learning.

Alcuni anni or sono, dalla somministrazionead allievi della Scuola Secondaria di secondo grado di questionari elaborati da alcuni studiosi (Pellerey per il QSA – Questionario sulle Strategie di Apprendimento ed il QPCS – Questionario sulla Percezione delle Competenze; Zimbardo e Boyd per lo ZTPI – Zimbardo Time Perspective Inventory) che servono a rilevare diacronicamente attenzione, elaborazione ed organizzazione mentale del soggetto, è stato constatato, tra le altre cose, che le donne a volte rinunciano ad un orientamento verso il futuro, a differenza degli uomini; che i ragazzi si sentono più competenti rispetto alle ragazze, hanno una più elevata capacità di determinare il proprio destino ed una maggiore consapevolezza delle proprie abilità.

Da dove derivano queste percezioni? Come sono determinate tali sensazioni soggettive rispetto al proprio genere di appartenenza?

La questione parte da lontano, ed è molto semplice quanto grave: dalla scelta dei libri di testo adottati dagli insegnanti della Scuola Primaria. Perché tanta importanza riguardo l’adozione di libri di testo? Risposta: la continua e, purtroppo, perseverante discriminazione di genere sia nei testi che nelle immagini. Tale discriminazione influenzerà notevolmente sia la percezione individuale dei bambini, la loro identità, sia l’orientamento che, una volta adulti, saranno chiamati a seguire nelle scelte future riguardanti il percorso di studio, di lavoro, e nella vita nel suo complesso.

Irene Biemmi, docente e ricercatrice pedagogico-sociale presso il Dipartimento di Scienze della Formazione e Psicologia dell’Università di Firenze, ha rilevato, attraverso studi comparativi elaborati negli ultimi anni, come le discriminazioni sessiste persistono in modo preponderante proprio nei libri di testo adottati dalla Scuola Primaria.

Un approccio educativo attento alle questioni di genere può valorizzare le differenze e favorire l’equità e il rispetto reciproco, contrastare le aspettative sociali e gli stereotipi culturali (in famiglia, nella società in genere, nel web) che impediscono lo sviluppo naturale delle peculiarità e delle qualità di ciascuno: per questo la scelta dei libri di testo diviene questione fondamentale (e di conseguenza tutti i libri per l’infanzia).

È auspicabile che gli stereotipi sessuali siano superati in entrambe le direzioni: sia maschile che femminile, se vogliamo sviluppare una società veramente europeista e non solo.

Se ancora oggi, dopo oltre trent’anni da I pampini bugiardi. Indagine sui libri al di sopra di ogni sospetto: testi delle scuole elementari di Umberto Eco e Dalla parte delle bambine di Elena Gianini Belotti, i quali denunciavano come nei testi didattici e nei libri per l’infanzia si continuasse a replicare all’infinito rappresentazioni del mondo normali e buone, dove il pensiero unico dovesse convergere e venisse trasmesso alle nuove generazioni da insegnanti, genitori, autori e case editrici, senza soluzione di continuità; se ancora oggi, ripeto, il problema delle differenze di genere è ancora vivo e vegeto nel nostro Paese, e si continua a pensare alla donna come colei che difetta di qualcosamentre al maschio come all’essere perfetto, il concetto stesso di pari opportunità risulta frainteso.

Viene da domandarsi che tipo di cittadino europeo (e del mondo) noi adulti italiani stiamo “costruendo” se non si riescono a valorizzare le peculiarità di ciascuna bambina e ciascun bambino nel suo “farsi” persona.

di Cinzia Carraro

 

*Alcune delle citazioni virgolettate all’inizio del testo sono tratte dalle Linee Guida MIUR.