La ricostruzione del ponte Morandi e la sua sostenibilità

Mai la parola sostenibilità ha avuto senso ponderale effettivo fisico come nel caso del viadotto Polcevera.
La sostenibilità è una parola assai abusata sia nel quadro delle chiacchere da salotto che nel quadro normativo vigente. L’abuso consiste nel non qualificare, circoscrivere e determinare il quadro e il campo dove l’azione sostenibile genera risultato effettivo, visibile, misurabile. Cosicché siamo in un Italia in cui tutti si dichiarano per “religione a favore della sostenibilità” ma inesorabilmente gli effetti devastanti sul territorio si percepiscono come atti estremi di terrorismo violento sia sulla natura che sulla possibile trasformazione del territorio secondo modelli eco/sistemici.

Il caso di Genova è un esempio dell’isteria delirante del salotto e di come questa pseudosubcultura imperante decide senza una ben che minima visione dicosa significhi per Genova e il territorio ligure abbattere e ricostruire il Ponte Morandi. Per Decreto e senza una seria analisi in premessa si legano le capre con i cavoli e si postula una soluzione senza un progetto, senza uno studio di impatto: economico, produttivo, commerciale ed ambientale. Intanto le attività, gli scambi e le dinamiche economico complessive sono rallentate di un buon 30%. In questo modo si sceglie l’opera più faraonica: la ricostruzione totale con l’abbattimento delle case e delle attività produttive nonché delle infrastrutture primarie e secondarie in una fascia ampia intorno al viadotto.

Mi domando perché questo sforzo sia economico che ambientale da parte di una Regione che sta già al tracollo dal punto di vista idrogeologico. Ed invece perché non si è adottata una strada molto più conveniente da tutti i punti di vista: la ricostruzione del solo tratto crollato!

Il ponte nella parte non strallata e la pila 11 (finito il consolidamento/restauro nel 2003), sono in buona salute. Ciò che si deve fare è migliorarne ulteriormente la portanza e la sicurezza. invece si dovrebbe intervenire bene nella pila 10 con rifacimento e aumento degli stralli, rifacimento del cappello dove sono fissati gli stralli e potenziamento a compressione degli elementi terra cielo. Il tema in definitiva è ricostruire il tratto crollato di circa 200 ml.

L’operazione dal punto di vista economico è molto vantaggiosa in quanto costerebbe un terzo rispetto all’ipotesi scelta dal Governo. Ma il vantaggio è soprattutto di carattereambientale, temporale e commerciale. Infatti la demolizione completa può essere stimata intorno a 250.000 tonnellate di rifiuti (così sono stati definiti i materiali provenienti da edifici demolitiin base al testo unico ambientale D.lgs. 152/2006). Per non parlare delle difficoltà di smaltire materiali tossici come il caso dell’amianto presente in zona. Lo smaltimento se fatto in una terra come la Liguria lascerebbe un danno incalcolabile alla morfologia di quel territorio, già martoriato e compromesso, sommandosi alle tante cause esistenti di disastro ambientale. Trasportare i materiali della demolizione via porto in un’altra zona del paese farebbe levitare i costi ma soprattutto i tempi.  Questi sono un aspetto fondamentale per la città, più ci si allunga nell’impresa della ricostruzione totale e più la città agonizza su se stessa, le attività chiudono, il porto rallenta la sua appetibilità nei confronti di Marsiglia e Barcellona le attività che hanno bisogno di sostegno aumentano facendo crescere la spesa passiva per il ponte.

In ultimo una considerazione generale sulla nostra storia ed il nostro futuro. L’Italia è ancora tra i primi paesi nella cultura della conservazione ed il restauro e questo in virtù del fatto che in questo campo siamo andati oltre aggiungendo quella dose di creatività per cui anche nel segno della memoria riusciamo a custodire il fuoco e non solo ad adorare le ceneri. La cultura ingegneristica dell’Italia è stata sempre all’avanguardia nel mondo. I nomi di Luigi Nervi, Riccardo Morandi, Sergio Musmeci sono l’apice di un movimento che ha saputo affermare non solo il pensiero ma il prodotto industriale italiano.

Gli ultimi trenta anni hanno prodotto in Italia una cultura scientifica ed ingegneristica che ha saputo farsi carico dell’enorme patrimonio di infrastrutture e di avviare in modo tecnico esecutivo il restauro, il consolidamento e la manutenzione di opere costruite. La terotecnologia è una scienza tutta italiana che ha portato avanti anche l’industria di settore con particolari materiali collaudati che si prestano benissimo nell’opera di bonifica e manutenzione attiva del nostro patrimonio infrastrutturale.

Ora considerato il tutto mi domando cosa si aspetti ad affrontare il tema della ricostruzione in modo concreto e sostenibile, in tempi brevi, con costi certi e con un bando di concorso internazionale ben documentato che diriga i partecipanti a realizzare un progetto definitivo capace di dare l’avvio alla realizzazione di un opera unica capace di essere il necessario segno di rinascita del nostro paese. Nel futuro il ponte diventerà una passeggiata pedonale sospesa nel verde dove ci saranno atelier, laboratori scientifici ed artigianali con una linea di tram. Il traffico sarà spostato a monte in una moderna bretella che avrà tutto il tempo di realizzarsi compatibilmente con tempi costi ed impatti ambientali.

di Enrico Cerioni