L’economia del buon governo e la rigenerazione urbana

Il peso crescente dell’economia nello sviluppo della società, nella vita quotidiana, nelle relazioni internazionali sta determinando processi di cambiamento rapido, profondi e pervasivi.
La creazione di risorse avviene con tecnologie e innovazioni di spessore sempre più scientifico, che si diffondono rapidamente.
È una trasformazione permanente e sostanziale che va oltre gli addetti ai lavori, e tocca ciascun individuo. Da Architetto militante sono interessato ad interpretare il significato della parola economia nella sua origine etimologica più che sul postulato attualmente in voga di massimizzazione degli utili in relazione alla minimizzazione dei costi.
La parola “economia” deriva dall’unione di due parole greche οἴκος (oikos), “casa” eνόμος (nomos), “norma“, letteralmente significa “gestione della casa”.
La metafora più calzante è quella dell’arte della casalinga che deve gestire al meglio le risorse della propria casa affinché tutti abbiano uno stile di vita conforme ai propri bisogni, senza far prevalere i propri fini su quelli degli altri componenti del nucleo familiare.
Se contestualizziamo tale principio in un orizzonte più vasto della famiglia è facile immaginare il territorio come la grande casa delle persone che abitano e il governo politico/amministrativo come la saggia norma che regola e gestisce i bisogni e i beni nel rispetto della collettività.
Da qui si sostanzia una nuova dimensione culturale intessuta non solo di tecnicità e professionalità, ma basata sul rapporto tra uomo, economia e ambiente, sul significato e sul valore della realtà economica, sull’agire della persona umana nel suo habitat: una dimensione culturale che si compenetra nell’etica.
Contemporaneamente sorgono degli interrogativi fondamentali: quale tipo di economia e di società si va costruendo? Per quale uomo e per quali uomini? Che incidenza ha sull’ambiente?
Sono questi i quesiti che l’etica – come scienza che interroga e si interroga sui valori che presiedono la vita dell’uomo – pone all’attuale momento economico e politico.
Queste problematiche in Italia sono chiare, sistematizzate e risolte già nel periodo della civiltà dei Comuni. Testimonianza di ciò è il ciclo di affreschi di Ambrogio Lorenzetti, conservato nel Palazzo Pubblico di Siena dal nome : “Allegoria ed Effetti del Buono e del Cattivo Governo” (1338-1339). Il potere gestito da una illuminata borghesia mercantile commissionò all’artista la rappresentazione allegorica da un lato del Cattivo Governo con gli effetti che esso produceva (carestia, assassini, saccheggi, violenza, povertà, ecc.) dall’altro del Buon Governo con i suoi effetti (città prospere, campagne coltivate, benessere, ricchezza, gioia, e così via).
L’intento è palese: solo se l’amministrazione della cosa pubblica avviene su principi di giustizia sociale, il popolo trae beneficio dal governo pubblico.
Il piano iconografico e comunicativo dell’opera si struttura in quattro momenti. Nel primo troviamo il Cattivo Governo rappresentato come un uomo vestito di nero e con le corna in testa, circondato di figure allegoriche quali la Crudeltà, la Discordia, la Guerra, la Perfidia, la Frode, l’Ira, la Tirannide, l’Avarizia e la Vanagloria. Il secondo momento è quello degli Effetti del Cattivo Governo in Città e in Campagna: in questo affresco viene raffigurata una città e il contado circostante dominato da campi incolti, rovine e scene di violenza e rapina.
Il terzo momento del ciclo è quello dell’Allegoria del Buon Governo: qui campeggia la figura di un vecchio e saggio monarca che siede sul trono, circondato dalle figure allegoriche della Giustizia, della Temperanza, della Magnanimità, della Prudenza, della Fortezza e della Pace. Sul suo capo vi sono inoltre le personificazioni delle virtù teologali: Fede, Speranza e Carità. Il quarto ed ultimo momento del ciclo, nonché il più bel affresco di tutta la composizione, è l’Effetto del Buon Governo in Città e in Campagna: in questo caso abbiamo una veduta in prospettiva della città di Siena e del contado immediatamente vicino, in cui aleggia un clima di serena convivenza e di armonia operosa: persone intente a costruire case, a svolgere mestieri e commerci, a coltivare i campi.
Risulta chiaro, già all’epoca dei Comuni, come la deviazione, la distorsione di regole e comportamenti, la corruzione politica insieme alla falsa competenza tecnocratica sono gli agenti più sconvolgenti dell’economia di mercato. Quanto più essi sono diffusi e rilevanti, tanto più quel paese è lontano dall’economia di mercato e dal sistema di libera impresa.

IL DEGRADO ECONOMICO: IL NON MERCATO

Nel mondo contemporaneo la tangente rappresenta la pretesa per ottenere un trattamento di privilegio nella scelta del prodotto/servizio. Il mercato è invece la condizione perché emerga il prodotto/servizio migliore per prezzo e qualità. Quando c’è corruzione si determina un sovrapprezzo che è pagato da tutti i consumatori. Quando c’è mercato, i prezzi si abbassano e il beneficio ricade su tutti i consumatori. Sono quindi situazioni antitetiche, opposte, una negativa, l’altra positiva.
La corruzione si realizza in un contesto di “non mercato”: infatti, quando viene pagato il trattamento di favore (la tangente) non si persegue più l’obiettivo di scegliere il meglio per qualità e prezzo.
Ciò avviene non dichiarando prima i criteri del confronto, riservandosi spazi abusivi di discrezionalità, non consentendo le pari opportunità. È come togliere l’ossigeno dall’aria: si muore per asfissia.
L’ossigeno per il mercato è rappresentato dalla concorrenza, che mette tutti sullo stesso piano, che stimola la competizione di ogni impresa, che promuove l’innovazione e il progresso tecnologico-economico.
La tangente, abolendo nei fatti la concorrenza, fa morire il mercato e alimenta lo spazio di “non mercato”.
La diseconomia da “non mercato” e da falsa competenza ha una dimensione rilevantissima, onerosissima per il sistema italiano e interessa prevalentemente l’area pubblica. Il costo di un chilometro di autostrada fatto in Italia risulta, in condizioni simili, superiore di almeno un venti per cento a quello della Germania, il costo di una ferrovia il trentacinque per cento in più rispetto a quello della Francia e gli esempi potrebbero continuare.
Il mercato, infatti, è un’istituzione dinamica che assicura efficienza ed efficacia.
Per poter adempiere in modo corretto le sue funzioni, ha bisogno di regole operative edi autorità competenti che le facciano rispettare. Diversamente, se le regole non ci sono o possono essere eluse, la logica stessa del mercato tende ad avvitarsi in una spirale degenerativa che finisce prima o poi per distruggerlo causando danni irreparabili all’ambiente e alla vita dei cittadini che lo abitano.

IL SANTO G.R.A.

Un esempio chiaro di questa disgregazione si coglie a Roma e precisamente nelle aree limitrofe al G.R.A., acronimo di Grande Raccordo Anulare (autostrada E90), il nastro di asfalto che circonda e imprigiona Roma, luogo infernale, che Fellini catturò in una sequenza straordinaria, forse la più bella del suo film Roma, per restituirci l’immagine di una modernità cupa e bloccata in se stessa.
Esaminiamo un po’ di numeri. La fascia di territorio ampia due chilometri avente come asse il G.R.A. sviluppa una superficie di 136.400.000 mq pari a 13.640 ha che rispetto alla superficie del territorio Comunale di 128.736 ha  rappresenta all’incirca il 10% sul totale. Qui oltre a concentrarsi la maggior parte dei quartieri residenziali densamente popolati della capitale si concentrano la gran parte dei centri commerciali e delle attività produttive. Si stima all’incirca una popolazione di 900.000 abitanti che sul totale di 2.800.000 abitanti rappresenta un cospicuo 30%. La densità abitativa è di 6.660 ab/kmq.
Il “Santo GRA”, citando il titolo del recente film di Gianfranco Rosi, è percorso giornalmente da 168.000 veicoli che fanno di questa arteria quella con maggiore volume di traffico d’Italia.
Al di la dei numeri, che rivelano un altissima antropizzazione del territorio con un impatto negativo sull’ambiente e sulla vita dell’uomo, una cosa è certa prima di rigenerare la città bisogna rifondare l’azione politica che è alla base delle scelte che determinano le trasformazioni fisiche e sociali del nostro habitat.

IL PERIODO AUREO DEL GOVERNO DELL’URBE

Apro una parentesi necessaria.
Dopo il breve ed intenso periodo aureo del governo dell’Urbe rappresentato dal binomio di sindaci Argan-Petroselli, durato soli 5 anni, Roma non ha più avuto una classe politica dirigente coesa e capace di immaginare il futuro con energia , passione, cultura, memoria, innovazione, trasparenza, condivisione e partecipazione. Erano gli anni del terrorismo, della Banda della Magliana, di tensioni sociali per il diritto alla casa, dei 40.000 baraccati che vivevano a ridosso degli acquedotti, della crisi del petrolio e nonostante ciò questi due primi cittadini riuscirono a farsi promotori di una rivoluzione fondata sul concetto di un Governo Territoriale capace di rispondere sia alle esigenze degli emarginati che alla necessità di una innovazione culturale, tecnologica, sociale ed economica.
Vale la pena menzionare l’istituzione dell’Assessorato ai giardini con l’apertura delle ville storiche ai cittadini, l’istituzione dell’Assessorato al Centro Storico con l’allargamento del perimetro dell’area archeologica centrale e il recupero di piazze e palazzi storici degradati, la promozione culturale dell’Estate romana con il talento creativo del giovane assessore Renato Nicolini, l’eliminazione delle favelas intorno agli acquedotti con la costruzione di nuove case popolari, il piano dei trasporti e della mobilità con l’inizio della cura del ferro.
Questa memoria per sottolineare che niente è impossibile e tutto dipende dalle scelte, dal coraggio e dalla coerenza con cui si riesce a trasformare lo spazio intorno a Noi con segni concreti e tangibili per migliorare la qualità della vita.

IL DECLINO DI ROMA

Gli ultimi tre decenni, contrariamente a quelli descritti, sono stati un lento, inesorabile, alla fine, vorticoso declino.
Nei fatti: adottare un Nuovo Piano Regolatore innovativo puntualmente disatteso, variato e derogato in favore delle note lobby di costruttori ; aver iniziato la cura del ferro nel trasporto urbano per poi impantanarsi nella voragine finanziaria della costruzione fantasmagorica di una Linea C della metropolitana che da sola ha assorbito l’intero capitale che avrebbe potuto risolvere tutti i mali di Roma nel trasporto urbano;avere allegramente cartolarizzato il patrimonio dell’ATAC per ripagare il debito creato dalla cattiva gestione degli amministratori e funzionari di partito; avere teso la mano alla cricca dei rifiuti invece di gestirli in modo legale ed innovativo; avere offerto a cooperative amiche appalti di servizi e manutenzioni di competenza comunale di fatto sprecando soldi e smantellando le risorse umane del Comune; aver distrutto il commercio in favore esclusivo della grande/iper distribuzione; la mancanza di un piano organico del turismo;  la lista è ancora lunga; ha precipitato Roma in una crisi senza precedenti. Pur cambiando i governi, i colori politici e le persone al potere gli abitanti del “Santo GRA” non si sono resi conto di cambiamenti sostanziali nel loro habitat, anzi, diciamo pure, che hanno smesso di credere alla politica come pratica capace di organizzare e migliorare la loro qualità della vita.
I politici d’altro canto si sono sempre più barricati nelle loro stanze, nelle assemblee degli “eletti” e la “cultura dei professori” si è messa al servizio compiacente dei politici, scordandosi senza nessuno scrupolo dei diritti e dei doveri morali che ha la cultura del libero pensiero di esercitare le giuste pressioni affinché qualsiasi attività vada nel segno di un arricchimento umano e sociale condiviso.
Più comodo per i politici twittare o postare che camminare e sporcarsi con la realtà. I politici si sono trasformati in influencer riducendo la politica ad oggetto di consumo veloce e superficiale separato dai bisogni reali e necessari. Come dei venditori da battaglia (ve la ricordate Vanna Marchi) approfittano in ragione del loro carisma del grande potere visivo che i media gli offrono per influenzare i comportamenti di acquisto dei consumatori verso l’oggetto politico ormai ridotto in vuoto a perdere.
Una canzone recitava: ”In tutto ciò che devi far – il lato bello puoi trovar – e se lo trovi – hop! – il gioco va – ed ogni compito divien – più semplice e seren – dovrai capir – che il trucco è tutto qui. Basta un poco di zucchero – e la pillola va giù – la pillola va giù – la pillola va giù. Basta un poco di zucchero – e la pillola va giù – tutto brillerà di più!”.
Ma per gli abitanti del GRA nemmeno una pillola di ecstasy può servire a cambiare la percezione della realtà che giornalmente sono costretti a vivere e sopportare sulla propria pelle. La sfiducia ormai è latente e si manifesta con lo zapping elettorale: si oscilla da un candidato ad un altro con la stessa facilità con cui si cambia un detersivo.
Ma questa è la scena tragicomica che si muove a sipario aperto davanti agli spettatori.
Dietro si muove un mondo di attori trasversali che recitano bene la loro parte dietro le quinte.
Personaggi privi di scrupoli che cercano il guadagno come unico fine, creando una fitta rete di rapporti trasversali: vere lobby fuori da qualsiasi regola democratica e di mercato.
Questo, al di là delle diverse linee politiche in campo, è il male che deturpa il territorio e affligge la vita delle persone.
Ipermercati che spuntano come funghi senza un’idea generale di integrazione sostenibile delle diverse fasce di commercio, quartieri dormitori scarsamente serviti dal trasporto pubblico e senza servizi adeguati, infrastrutture di urbanizzazione primaria e secondaria del tutto insufficienti o addirittura inesistenti, continuo consumo di suolo con antiquati modelli speculativi che non tengono conto della natura dei luoghi, della vita di relazione tra gli esseri compresa la capacità di muoversi liberamente.
La legge che pure esiste viene aggirata con le deroghe e lo strumento della variante diventa la norma che rende vano ogni strumento esistente di pianificazione anche il più virtuoso.

LO STADIO DELLA VERGOGNA

Questo “sistema” o “stato delle cose” lo abbiamo visto e riconosciuto fin troppo bene con le vicende del Nuovo Stadio della Roma. Mentre alla Regione Lazio si lavorava per uscire dalla legge/deroga del Piano Casa con la legge sulla Rigenerazione Urbana, finalizzata a cessare il continuo consumo di suolo, contemporaneamente dall’altra si approvava con la Conferenza dei servizi il progetto dello Stadio con una cubatura complessiva di circa un milione di metri cubi. In sintesi da una parte si cerca di tutelare il suolo e dall’altra si cementifica con un milione di metri cubi di uffici e residenze di “lusso” insieme allo stadio un’ansa del Tevere dove per Piano Regolatore Generale e per funzionalità idrogeologica del Tevere nonché per legge non si potrebbe costruire nel modo più assoluto.
Politica schizofrenica e maniacale, istituzioni assenti, amministratori ingenui, cultura dei “professori” distratta, sistema bancario cieco oltre che carente di trasparenza e di controllo del prestito nel settore immobiliare rendendosi garante e complice di gruppi che hanno incrementato il degrado delle nostre città a spese degli investitori e degli azionisti,forse più semplicemente la solita lobby trasversale che a colpi di tangenti e favori riesce ad ottenere qualsiasi permesso di fare affari col minimo sforzo per interesse esclusivo di pochi.
Non importa a nessuno se poi Roma nella zona Sud/Ovest è piena di uffici e servizi invenduti o sfitti (la nuova Fiera è un esempio), o se il G.R.A. è già saturo di traffico sino all’inverosimile, o se la linea ferroviaria Roma Ostia insieme al tratto stradale di via Ostiense è fatiscente, o se per ipotesi il Tevere in piena a Nord è già traboccante il lento sversamento nell’unico grande bacino a Sud non sarà più possibile.
Lo zucchero della canzoncina qui è rappresentato dalla leva comunicativa, enfatica ed emotiva, verso i tifosi romanisti, dal fatto di chiamare l’archistar Libeskind per siglare il progetto, dal puntare su modelli di sviluppo urbano come Londra, Parigi Dubai, dal richiamarsi ad un concetto di modernità patinato ma nello stesso tempo reso indispensabile.
Attraverso questo doping in pillole il sogno dei cittadini prevale sulla realtà e lo stadio si trasforma nella panacea che guarisce tutti i mali.
Chi si oppone allo“stato delle cose” viene inesorabilmente isolato da un muro di gomma e possibilmente reciso come un ramo malato di una pianta tanto rigogliosa quanto infestante. Da qui tutta una serie di comportamenti e conseguenze che stanno trasformando il nostro articolato sistema democratico in una comoda e aberrante democrazia diretta, per pochi fans o tifosi.
La politica lontana dai territori si enfatizza attorno ai talk show, ai sondaggi organizzando primarie e piattaforme web dove si richiede l’esercizio di un apparente voto di scelta ma in realtà sono solo stampelle di supporto ad un leaderismo sempre più predominante.
La piattaforma Rousseau è emblematica di questa volontà riduzionistica e di controllo dell’esercizio democratico. Le scelte del cittadino vengono effettuate su un inquadramento binario prestabilito: si o no. Il cittadino non può argomentare, non può esprimere nessuna visione alternativa al preconfezionamento dell’oggetto su cui è chiamato ad esprimersi. Ciò è intollerabile in quanto preclude qualsiasi forma di partecipazione effettiva, sostanziale, condivisa e democratica.
In un famoso saggio, dal titolo “Le regain democratique”, Jean Francois Revelsottolineava come dopo la caduta del comunismo e degli altri regimi totalitari il trionfo della democrazia non fosse assolutamente certo. Il pericolo non viene da altri sistemi esterni, ma dall’interno e la corruzione insieme al populismo sono le principali cause di questa anemia dannosa.
In questo contesto politico, imprenditoriale, finanziario e territoriale così compromesso la Legge sulla Rigenerazione Urbana della Regione Lazio pur essendo un tentativo innovativo rispetto al piano casa risulta al quanto debole.
In primo luogo perché non ha obiettivi strategici ed economici chiari e definiti tali da determinare una reale riqualificazione dello spazio urbano e della vita di chi ci abita e poi si fonda quasi esclusivamente sul concetto di sostituzione edilizia: demolire per ricostruire con una cubatura maggiore attraverso strumenti di premialità e cambi di destinazione d’uso. Il tutto rischia di trasformarsi in un boomerang che ritorna a scagliarsi aggressivamente sul territorio già martoriato.

UN’EFFICACE RIGENERAZIONE URBANA

Una Legge che interessa le aree urbane e i suoi abitanti deve avere come premessa fondamentale quella di individuare gli Obiettivi Strategici su più livelli simultanei ed integrati in grado di qualificarla.
Trasporto pubblico, riqualificazione dello spazio costruito, decoro degli spazi aperti e riattivazione della campagna urbana in abbandono.

  • DIRITTO ALL’ACCESSIBILITA’
  • Estensione alla rete del ferro limitando il ricorso all’auto privata;
  • Tempi certi negli spostamenti casa/stazione/lavoro;
  • Sostenibilità ambientale di tutte le modalità di trasporto;
  • RIQUALIFICAZIONE URBANA
  • Recupero e riqualificazione pubblica e privata dei tessuti urbani periferici e marginali;
  • Riconnessione funzionale e sociale di zone urbane distanti, sconnesse e degradate;
  • Rivitalizzazione di zone abbandonate e sottoutilizzate.
  • RIATTIVAZIONE DEI VUOTI URBANI E DELLE CAMPAGNE IN ABBANDONO
  • Azioni dei decoro urbano per parchi piazze strade e parcheggi;
  • Pratiche di agrocivismo per il presidio di terreni abbandonati e degradati
  • Valorizzazione delle percorrenze e delle permanenze storico/paesaggistiche
  • Attivazione di iniziative sociali e commerciali locali.
  • ECONOMIA DELLA GRANDE E PICCOLA SCALA
  • Ufficio Tecnico di Valutazione ed Integrazione Progetti;
  • Agenzia per la Rigenerazione Urbana ufficio di consulenza tecnica finanziaria, per l’accesso ai fondi privati attraverso il Project Financing , ai Fondi Statali e Strutturali Europei; e calcolo delle detassazioni erariali e dei bonus;
  • Istituzione di un Fondo per la crescita sostenibile per il finanziamento di microprogetti.

Da questo quadro discendono tutta una serie di Obiettivi Prestazionali che mirano a qualificare la vita nelle aree urbane periferiche:

  • CONNESSIONE METROPOLITANE
    Garantire il raggiungimento delle stazioni dal proprio quartiere attraverso  percorsi certi sicuri e protetti;
  • CONNESSIONI LOCALI
    Garantire la connessione interna ai quartiere in particolare tra i principali servizi di uso pubblico e collettivo anche da parte di soggetti, deboli, anziani e bambini;
  • SICUREZZA DELLO SPAZIO
    Garantire le condizioni di sicurezza attraverso il presidio degli spazi. Attività diffuse ricreative e al contorno, luoghi di ritrovo, bar, sosta attrezzata, mercatini.
  • FLESSIBILITÀ’ DI USI
    Garantire la massima flessibilità di usi giornalieri, settimanali, stagionali favorendo la convivenza tra diverse generazioni.
  • NUOVE PRATICHE AGRICOLE
    Favorire la connessione e l’integrazione con lo spazio agricolo come parte integrante e costitutivo della città. Rafforzare il ruolo delle aziende, dei casali interclusi e delle aree destinate all’agricoltura.
  • SALUTE PUBBLICA
    Favorire pratiche di movimento soprattutto nelle connessioni casa-stazione casa-scuola, migliorarela salute, risparmiare tempo e denaro.

Invertire la rotta è ancora possibile ma ciò significa che dobbiamo scegliere in tutta libertà se arrenderci a questo blob che ingloba e annichilisce persino “Il marziano a Roma” Kumt dell’omonimo racconto di Flaiano e terminare con il suo sarcastico motto “A causa del cattivo tempo la rivoluzione è stata rinviata a data da destinarsi”o leggere con i piedi per terra questa realtà per adoperarsi nella prospettiva di un possibile cambiamento.
L’Europa è qui ora!

di Enrico Cerioni