Territorio, linguaggio e nutrimento

E’ diretto l’accostamento tra territorio, linguaggio e nutrimento. Si comprende come la disgregazione ed il degrado fisico di un ambiente porta ad incidere sul comportamento e sul movimento, di conseguenza sul linguaggio e la comunicazione, degli individui che ne sono in relazione. Il pensiero si incanala verso una sorta di adeguamento ed adattamento in cui la percezione sensoriale si fa transfert del reale che viene sedimentato. Più sono le informazioni che si ricevono più il presente occupa una dimensione squilibrata, vorticosa, giganormica che consuma sia lo spazio della memoria che la possibilità di immaginare il futuro. Questo fa perdere la cognizione del tempo, l’attenzione, l’ascolto, il criterio di selezione e la scelta. Quando si afferma “parli come mangi”significa chesideve parlare in modo semplice, come è semplice dovrebbe essere il nostro modo di mangiare. Ma il nostro modo di mangiare (produrre e consumare) è semplice?

Il cibo: il nostro alimento per essere al mondo è diventato il più grande, sofisticato e complesso artificio che l’uomo ha creato. Alimenti primari e semplici diventano nella descrizione della composizione lunghi pamflet che rimandano a luoghi, tempi,  processi, elementi e catalizzatori che non fanno parte della nostra vita ma che tuttavia rappresenta lo spartito in cui siamo immersi quotidianamente.

Il quadro è chiuso: Il linguaggio si modella come un fluido nell’ambiente, ne scaturisce che pensiamo come parliamo e parliamo come mangiamo. Un esempio di questo è il linguaggio della Nostra Costituzione: semplice-chiaro-lineare-conseguenziale. Come erano per necessità i bisogni ed i desideri: il lavoro nel rispetto reciproco dell’individuo solidale. Questo si desiderava in un territorio la cui distruzione fisica era netta chiara ma nello stesso tempo risplendeva di bellezza e traboccava dello spirito di unità per rigenerarlo. Pensate oggi una riscrittura della Costituzione Italiana: chiamatela se volete un “adeguamento”. Concentratevi solo sul linguaggio e trasportate tutte le forme e le strutture del vostro vissuto quotidiano per organizzare la riscrittura di punti di valore costituzionale. Sarebbe l’immagine della retorica del caos. Nemmeno il puro caos ma la sua immagine surrogata. Come è surrogato il nostro territorio fisico, come surrogati sono gli alimenti di cui ci nutriamo.

La distanza dalla fuga dal centro è la dimensione dell’equilibrio, di un individuo capace di leggere i tempi e di sapersi muovere liberamente nello spazio. Solo questo permette di dare un senso al linguaggio che legge la realtà con senso critico e produce una visione o prospettiva organica in cui è possibile una inversione di tendenza capace di farci riconoscere. Con questo spirito concreto e delineato in un vasto arco temporale come un orizzonte curvato sulle nostre teste  che si può iniziare a “rigenerare” il nostro territorio. Si dovrà pensare prima a rigenerare l’agricoltura per mangiare tutti più sano una volta che si ritorna ad avere un rapporto sano di conoscenza e di utilità della terra intorno a Noi allora si scopriranno nuovi e semplici modi di trasformare sempre i territori a dimensione umana, le stesse tecnologie consentiranno di essere loro stesse parte di un paesaggio nuovo, leggero, trasparente, e nello stesso tempo materia piantata su un territorio considerato tutto parte di un ambiente.

Le discariche verranno pensate come il primo passo di trasformazione ambientale integralmente sostenibile.  Perché qualsiasi forma e funzione legata al territorio deve essere pensata nel senso del  possibile riciclaggio. Questa è la vera leggerezza non la forma in se ma il suo reale significato in relazione al bilancio ambientale. Da qui la “tutela” viene adottata attivamente per garantire evidenze significative che si innestano dialetticamente col territorio in termini estetici/paesaggistici e non passivamente nella difesa di surrogati tipo “pannelli in copertura tipo coppi alla romana”.

Un territorio che si fa carico dei rifiuti che produce  tutelando contemporaneamente la salute dei cittadini è senza dubbio il miglior modo di rigenerare il lessico quotidiano. Poi viene il movimento che significa organizzare una rete di spostamenti tali che le tecnologie vengono messe a sistema per facilitare gli scambi interpersonali, sociali, commerciali, economici e naturalmente culturali. Poi viene il costruito in un bilancio integrato di sostenibilità energetica, sociale, economica quindi ambientale.

Essenzialmente bisogno uscire dalla logica del premio di cubatura ed affermare chiaramente in Italia: qualsiasi mq che si costruisce si deve abbattere in egual misura.  Il nostro territorio deve tornare velocemente nell’equilibrio primario, la terra ha un valore inestimabile non si può svendere o regalare a nessuno nemmeno alle famiglie, non siamo ai tempi della Bonifica Pontina. La terra va tutelata tutta e con essa l’acqua che precipita e scorre. Il commercio va riequilibrato sia nella misura dimensionale che funzionale e deve saper accogliere la dimensione artigianale. La storia e la memoria a questo punto vengono riscoperte perché riconosciute e non violentate dalla solitudine disgregata in cui appaiono sotto gli effetti di un tormento luminoso da terzo grado. A questo punto si dovrebbe essere in grado di comporre nuovamente in frasi un pensiero unitario e compiuto. Ed il linguaggio tornerà ad avere un senso logico trascendendo nuovamente il pensiero.

di Enrico Cerioni