Incerta, insostenibile, discriminatoria, gli esperti bocciano la pensione “Quota100”

MILANO 24 Giu 2011 - SEDE INPS, IN VIA PIETRO MARTIRE D'ANGHIERA FERRARO p.s. la foto e' utilizzabile nel rispetto del contesto in cui e' stata scattata, e senza intento diffamatorio del decoro delle persone rappresentate - MILANO 2011-06-24 SEDE INPS, IN VIA PIETRO MARTIRE D'ANGHIERA SEDE INPS ISTITUTO NAZIONALE PREVIDENZA SOCIALE,SISTEMA PENSIONISTICO ITALIANO,UFFICI PUBBLICI,PENSIONI - fotografo: Enrico Brandi / Fotogramma / Fotogramma

Quota 100: contributi, decorrenza e incumulabilità.
Il vulnus fondamentale della quota 100 è individuato nel carattere sperimentale della norma, ovvero nella duratalimitata nel tempo: ci sarebbero poi dei problemi legati alla sostenibilità finanziaria perché, una volta erogata, la pensione diverrebbe “diritto acquisito” di fatto irreversibile ed all’iniquità di una serie di regole (le finestre temporali, divieto di cumulo con redditi da lavoro, ecc.), una sorta di “reverse change”, un’antitesi fra lo scalino di Maroni e lo scalone Monti-Fornero. Sono queste alcune delle critiche sulla “Quota100”, formulate da vari esperti.

I costi: viene stimato che gli effetti della quota 100 si esauriranno nel 2026. I costi per l’intero periodo esaminato si valutano fra i 36 e i 46 miliardi, a seconda dei flussi. Quindi, facendo una media, i costi della quota 100 per il periodo 2019-2026 si valutano intorno ai 40 miliardi di euro. Con l’aggravante che peggiorerà di nuovo il rapporto fra lavoratori attivi e pensionati, che in questi ultimi anni era migliorato attestandosi intorno a quota 1,5.

Il divieto di cumulo: la norma, lo ricordiamo, prevede il divieto di cumulo con redditi da lavoro e fino al conseguimento dell’età per la pensione di vecchiaia, consente solo di sommare eventuali lavori occasionali fino a 5mila euro di reddito annuo. Una decisione che si potrebbe definire avvilente, umiliante per quei tanti maturi che vorrebbero, come accade ormai nel resto delle economie avanzate, sostegni e non ostacoli all’invecchiamento attivo, magari facendo un lavoro diverso che piace di più e che genera benefici economici, fisici e psicologici.

Le finestre: il meccanismo viene considerato iniquo perché la pensione dovrebbe iniziare quando si smette di lavorare e ci sarebbe un serio rischio di allungare i tempi di erogazione. I dipendenti pubblici, ad esempio, avrebbero una sola finestra temporale (annua) semestrale.

Le liste d’attesa: la finestra stabilisce la decorrenza della pensione, ma se i tempi si allungano si possono prevedere ulteriori ritardi,rispetto ai tre mesi necessari (6 per i dipendenti pubblici). Anche se, al momento in cui l’assegno viene versato, arrivano anche gli arretrati.

Il provvedimento non indica, inoltra, quali siano i criteri di priorità nell’erogazione, che sarebbero invece stati utili ad orientare il richiedente; dando, ad esempio, priorità a coloro che sono stati maggiormente penalizzati negli anni scorsi dalla Riforma Fornero (vedi gli esodati/salvaguardati ed i nati nel 1952).

Iniquità generazionali: ne vengono segnalate una serie,come ad esempio, per il fatto che non ci sia nulla per i contributivi puri, che hanno iniziato a lavorare dopo il 1996 (che oggi rappresentano il 50% dei lavoratori in servizio) oppure di genere, in riferimento al rapporto fra Opzione Donna e Quota 100.

La misura destinata alle lavoratrici comporta un ricalcolo contributivo della pensione (con una notevole penalizzazione) mentre i quota 100, che secondo il report sono in maggioranza maschi, mantengono la pensione calcolata in base alle regole ordinarie.

di Armando Panvini