Lavorare nel terzo settore, tra leadership e web communication

Le associazioni non profit costituiscono una grande opportunità per chi intendere lavorare in un settore ad elevato capitale sociale. Non si tratta, infatti, di imprese commerciali, orientate al profitto, ma di imprese collettive, dove la finalità è il benessere della collettività. Ciò non toglie che l’impresa sociale può dare un forte incentivo all’occupazione, dato che al proprio interno sono previsti dipendenti, manager e collaboratori. Non occorono naturalmente investimenti elevati, e i costi si dimezzano. Ciò che contano sono principalmente le competenze della forza lavoro, a cui è richiesta un’elevata professionalità, anche per gli aspetti comportamentali. Esiste comunque una problematicità, data dal carattere gestionale di un’associazione, dove gli obiettivi sono complessi.

La natura collettivistica di un’associazione richiede capacità manageriali e organizzative particolari. Il management deve essere inclusivo ed empatico. L’organizzazione piatta e partecipativa. La leadership è una dote indispensabile per chi governa un’associazione, visto il carattere socializzante della stessa. Occorrono capacità di decison making e problem solvin, bisogna saper gestire i progetti. C’è anche un’altra competenza basilare: il networking. Chi lavora in un’associazone deve essere capace di “fare rete”, collaborando con i dipendenti, gli utenti e tutti gli stakeolders di riferimento. Un aspetto importante è la scelta del proprio staff. Occorre circondarsi da soci e dipendenti capace di agire all’unisono, condividento risorse e conoscenze. Se ciò non avviene, l’associazione implode.

Oggi, con internet, le associazioni possono contemplare anche una struttura web, capace di rafforzare i legami sociali con la propria utenza di riferimento, anche attraverso la costituzione di chat e gruppi di lavoro specifici. Un buon sito, quindi, ma anche la presenza nei maggiori social network. Completa il percorso la costituzione di un blog, per veicolare informazioni e notizie, progetti e iniziative. Il manager del non profit deve essere un buon comunicatore anche nel mondo delle relazioni sul web. Altro consiglio indispensabile: puntare su un settore core, capace di generare unicità e originalità, fornendo qualcosa di speciale. Se siamo gli unici, per quello che facciamo, gli utenti verranno, e resteranno con noi. Soprattu se c’è anche la qualità.

Esistono settori in cui il non profit è vantaggioso. Basti pensare ai servizi di assistenza sociale, all’istruzione e alla formazione, ai settore sanitario o a quello dell’intrattenimento e dello spettacolo. Anche i settori della cultura e della creativà sono idonei all’associazionismo. Per svolgere l’attività di manager esistono corsi ad hoc. In alcuni Paesi europei esistono anche dei distretti del terzo settore, dove esiste una forte concentrazione di associazioni in un determinato territorio. Questo ne rafforza lo sviluppo e l’espansione. Un’impresa non facile, questa, sopratutto da noi dove l’indivisualismo contraddistingue ancora un tessuto sociale problematico. Basti pensare ad una città come Roma, dove elevata è la richiesta di inclusione ma scarse le risposte strutturate sul territorio, anche da parte del terzo settore.