Una governance sostenibile: i vantaggi dell’azionariato salariale

Roma, 27 giugno. Si è svolto a Piazza Colonna, nella splendida cornice di Palazzo Ferrajoli, la presentazione della “1^ guida dell’azionista nel secolo della finanza globale”, organizzato da APA, Associazione dei Piccoli Azionisti dell’Acea. Si è trattato di un evento di grande attualità, con un vasto pubblico di rappresentanti del mondo istituzionale e imprenditoriale. Franco Di Grazia, presidente di APA, nonché curatore del volume, ha aperto la serata illustrando l’importanza della rappresentatività dei piccoli azionisti, in una grande impresa, che necessita di essere supportata e riconosciuta dai principali soggetti del mondo economico. Sono seguiti i saluti di Donnarumma Stefano Antonio, Amministratore Delegato del Gruppo Acea Spa. I due relatori della serata hanno quindi esposto i vantaggi dell’azionariato salariale: Renato Loiero, direttore dell’ufficio bilancio del Senato e Luigi Gentili, sociologo e saggista, esperto di management e organizzazione industriale.

L’azionariato popolare, nell’economia globale, rappresenta un vantaggio competitivo per tutti i sistemi industriali più evoluti. Questo perché da “consistenza e stabilità alla capitalizzazione delle imprese – come ha sottolineato Gentili -, fungendo da garanzia per attrarre investimenti , ma anche per rafforzare la presenza dei capitali italiani nei mercati internazionali”. Non mancano poi le ricadute di ordine etico, ben esposte nel testo di Di Grazia: con l’azionariato salariale migliora la coesione sociale, perché consente ai dipendenti di partecipare direttamente alla redistribuzione della ricchezza creata tramite il lavoro. Ci sono anche le ricadute microeconomiche. L’azionariato salariale migliora la performance aziendale, il valore borsistico delle imprese, la qualità del lavoro e, sopratutto, lo spirito imprenditoriale, in Italia oggi in via di estinzione.

In Europa, l’azionariato diffuso è presente nel 92% delle imprese quotate in borsa. La Francia e l’Inghilterra sono tra i primi posti, ma ci sono anche la Germania, i Paesi Bassi e il Belgio, che garantirono anche dei benefici fiscali. L’Italia, come al solito, è nel fanalino di coda. Persiste nel nostro paese un “gap culturale” che impedisce lo sviluppo di una governance sostenibile nelle grandi imprese, come pure nelle PMI. L’indifferenza diffusa per il tema, ma anche la mancanza di conoscenza sulle opportunità che la share economy – di cui fa parte – può dare allo sviluppo industriale ed occupazionale, hanno il loro peso. Da ultimo, c’è anche la resistenza di sacche conservatrici, in alcune èlite dirigenti, che frenano il progresso. Eventi come quello organizzato dall’APE, quindi, danno un  grande contributo per promuovere la “democrazia economica” nel nostro Paese, sopratutto in un momento di grandi trasformazioni sulla scena globale.